MENTORING – E’ la soluzione “anti confusione”?

MENTORING – E’ la soluzione “anti confusione”?

Team Building, Coaching, Training, Counseling e l’elenco potrebbe continuare a lungo.
Orientarsi per chi deve decidere quali leve attivare per migliorare competenze e competitività complessiva nelle piccole e medie imprese è sempre più difficile.
Troppi “format” e troppe proposte che appaiono spesso simili oppure contraddittorie.
Certamente mai come ora nelle aziende italiane servono processi di miglioramento continuo delle persone ma nella vita quotidiana in azienda, come a volte nella letteratura tecnica sulla gestione delle risorse umane, non è infrequente imbattersi nell’uso dei termini coaching e mentoring come sinonimi di tutoring.
Le differenze ci sono e vedremo in sintesi quali sono e Vi invitiamo fin d’ora a condividere le Vostre esperienze scrivendo nella sezione SCRIVI LA TUA DOMANDA di questo Blog
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I consulenti di direzione che collaborano con Operations & Strategy risponderanno a tutti, ma prima cerchiamo di fare chiarezza.
Il tutoring si configura come una relazione di natura educativa, che si instaura tra un soggetto in formazione e un soggetto più esperto (un manager, un docente, uno studente più grande per età o più avanti nel corso degli studi, una persona appartenente allo stesso profilo professionale), che punta a favorire il processo di apprendimento, la “crescita”.
Attraverso il processo di responsabilizzazione il tutor mette l’allievo nelle condizioni di fare esperienza, di apprendere dagli errori, pur mantenendo il ruolo di sostegno e accompagnamento, e senza mai sostituirsi.
Il mentoring di solito viene inteso come l’insieme delle attività svolte da una persona (il mentore) per un’altra persona (il mentee), al fine di aiutare la seconda a fare un lavoro più efficace e/o progressi nella sua carriera. Il mentore, molto probabilmente, in precedenza ha ricoperto lo stesso ruolo del mentee.
• Il mentoring prevede scenari della vita e dell’apprendimento informale, la tutorship scenari della formazione intenzionale e dell’apprendimento formale;
• Il ruolo del mentore non è necessariamente intenzionale e/o istituzionale, come accade invece per i tutor;
• La relazione mentoriale si caratterizza per una maggiore complicità emotiva, grazie al fatto che la relazione è elettiva, avvenuta per scelta consapevole.
Il coaching è un rapporto tra un coach, un professionista, ed un coachee, “apprendista”. Il coach ha il compito di sprigionare le qualità del coachee per aiutarlo a spingersi al massimo delle sue capacità e a raggiungere il massimo della performance sia in ambito lavorativo che personale. Il lavoro si sviluppa soprattutto attivando le motivazioni individuali della persona, incoraggiando e stimolando lo sviluppo delle potenzialità bloccate.
Le assonanze tra coach e tutor sembrano essere molte: lo scopo, i ruoli/funzioni nell’accompagnamento del soggetto, la riflessività. Esistono però anche delle marcate differenze:
• nella durata della relazione di aiuto: più limitata nel tempo quella del coaching;
• nella scelta del soggetto titolare: spettante al beneficiante nel caso del coach e all’istituzione nel caso del tutor;
• nella distanza nella relazione asimmetrica: nel coach questa distanza contiene l’emergere di stati emotivi, contemplati invece nel tutoring.

Più precisamente, il Mentoring è un metodo di formazione che si basa su una relazione (formale o informale) uno ad uno tra un soggetto con più esperienza (senior, mentor) e uno con meno esperienza (junior, mentee), cioè un allievo, al fine di far sviluppare a quest’ultimo competenze in ambito lavorativo e sociale. Si tratta di un rapporto continuo di apprendimento, di dialogo, e di sfida.

Il mentoring si sviluppa attraverso la costruzione di un rapporto di medio-lungo termine, come un percorso di apprendimento e sviluppo, in cui il Mentor (in qualità di guida, sostegno, facilitatore del cambiamento) mette a disposizione sapere, competenze ed esperienza per favorire la crescita personale e professionale del Mentee. Per far funzionare il processo di mentoring, ci deve essere uno sforzo esplicito per plasmare e modellare un individuo.

Il Mentoring può essere portato avanti con varie modalità:
1. Faccia a faccia;
2. e-Mentoring (a distanza per mezzo di strumenti telematici);
3. Blended Mentoring (combinazione di contatti faccia a faccia e a distanza).

E’ possibile distinguere tra due tipi di mentoring:
1. Informale: una persona più esperta, non necessariamente un dirigente o una persona che ricopre un ruolo in alto nell’organizzazione aziendale, fa da “sponsor” a un nuovo dipendente, educandolo alla cultura aziendale. Questi programmi di mentoring sono creati per aiutare i nuovi dipendenti ad acclimatarsi più rapidamente nell’organizzazione.
2. Formale: solo agli alti potenziali viene offerta l’opportunità di sviluppare un rapporto diretto di mentoring con un alto dirigente. Il programma ha lo scopo di formare nuovi manager/leader e di sviluppare top performer.

Counseling
Il counseling è una relazione tra un consulente e un cliente incentrata sulla condizione di difficoltà psicologica vissuta da quest’ultimo a causa di ostacoli e problemi di varia natura. (Folgheraiter, 1996).

Nonostante gli indubbi benefici di tutte queste pratiche di miglioramento della qualità della vita e delle relazioni in azienda, avendo cura di scegliere quella più adatta, “su misura” per le problematiche che emergono, soprattutto per i neoassunti, le piccole e medie imprese sono ancora piuttosto restie ad utilizzarlo appieno. Una delle ragioni che più frequentemente vengono evidenziate ai consulenti che le propongono è “che porta via tempo prezioso per attività produttive e che può essere sostituito con un’azione di affiancamento-tutoring per brevi periodi”.

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